About me
Ele. Sedici anni. Ingenua. Concezione della vita disneyana. Profondità di bacio perugina. Incestuosamente innamorata del proprio fratello non consanguineo. Tendente alla messicanità. Confusamente viva.
About it
A volte ho dentro tante parole ed immagini, banali se volete, non ha importanza, ma mi nauseano e mi frastornano e sento il bisogno di lasciarle andare, lasciarle morire su una pagina la cui immobilità ed immortalità mi spaventa. Tutto mi spaventa.
Che le tartarughe siano grandi ammiratrici della velocità è cosa del tutto naturale.
Le speranze lo sanno, e se ne infischiano. I famas lo sanno, e ne ridono.
I cronopios lo sanno e ogni volta che incontrano una tartaruga tirano fuori i gessetti colorati e sulla curva lavagna della tartaruga disegnano una rondine.
Il posto ideale per vivere è quello dove è più naturale vivere come stranieri. [Italo Calvino]
Saggio è colui che si stupisce di tutto. [André Gide]
La più eccitante attrazione è esercitata da due opposti che non si incontreranno mai. [Andy Warhol]
Per essere felici bisognerebbe vivere. Ma vivere è la cosa più rara al mondo. La maggior parte della gente esiste e nulla più. [Oscar Wilde]
Tutto può cambiare, ma non il linguaggio che ci portiamo dentro, come un mondo tutto esclusivo e alla fine paragonabile all'utero della propria madre. [Italo Calvino]
L'arte è la menzogna che ci permette di conoscere la verità. [Pablo Picasso]
Parole giuste al posto giusto, questa è la vera definizione di stile. [Oscar Wilde]
Bisognerebbe tentare di essere felici, non foss'altro per dare l'esempio. [Jacques Prevert]
Un giorno senza sorriso è un giorno perso. [Charlie Chaplin]
Dio in realtà non è che un altro artista. Egli ha inventato la giraffa, l'elefante e il gatto. Non ha un vero stile: non fa altro che provare cose diverse. [Pablo Picasso]
Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto. [Italo Calvino]
Amor può troppo più che né voi né io possiamo. [Giovanni Boccaccio]
Cyrana de Popocatepetl
Venite pure avanti, voi con il naso corto, signori imbellettati, io più non vi sopporto,
infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio perché con questa spada vi uccido quando voglio.
Venite pure avanti poeti sgangherati,
inutili cantanti di giorni sciagurati, buffoni che campate di versi senza forza avrete soldi e gloria, ma non avete scorza; godetevi il successo, godete finché dura, che il pubblico è ammaestrato e non vi fa paura e andate chissà dove per non pagar le tasse col ghigno e l’ignoranza dei primi della classe. Io sono solo un povero cadetto di Guascogna, però non la sopporto la gente che non sogna. Gli orpelli? L’arrivismo? All’amo non abbocco e al fin della licenza io non perdono e tocco, io non perdono, non perdono e tocco!
Facciamola finita, venite tutti avanti
nuovi protagonisti, politici rampanti, venite portaborse, ruffiani e mezze calze, feroci conduttori di trasmissioni false che avete spesso fatto del qualunquismo un arte, coraggio liberisti, buttate giù le carte tanto ci sarà sempre chi pagherà le spese in questo benedetto, assurdo bel paese. Non me ne frega niente se anch’io sono sbagliato, spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato; coi furbi e i prepotenti da sempre mi balocco e al fin della licenza io non perdono e tocco, io non perdono, non perdono e tocco!
Ma quando sono solo con questo naso al piede che almeno di mezz’ora da sempre mi precede si spegne la mia rabbia e ricordo con dolore che a me è quasi proibito il sogno di un amore;
non so quante ne ho amate, non so quante ne ho avute, per colpa o per destino le donne le ho perdute e quando sento il peso d’essere sempre solo
mi chiudo in casa e scrivo e scrivendo mi consolo, ma dentro di me sento che il grande amore esiste, amo senza peccato, amo, ma sono triste
perché Rossana è bella, siamo così diversi, a parlarle non riesco: le parlerò coi versi, le parlerò coi versi...
Venite gente vuota, facciamola finita, voi preti che vendete a tutti un'altra vita; se c'è, come voi dite, un Dio nell'infinito, guardatevi nel cuore, l'avete già tradito e voi materialisti, col vostro chiodo fisso, che Dio è morto e l'uomo è solo in questo abisso, le verità cercate per terra, da maiali, tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali; tornate a casa nani, levatevi davanti, per la mia rabbia enorme mi servono giganti. Ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco e al fin della licenza io non perdono e tocco, io non perdono, non perdono e tocco!
Io tocco i miei nemici col naso e con la spada, ma in questa vita oggi non trovo più la strada. Non voglio rassegnarmi ad essere cattivo, tu sola puoi salvarmi, tu sola e te lo scrivo: dev’esserci, lo sento, in terra o in cielo un posto dove non soffriremo e tutto sarà giusto. Non ridere, ti prego, di queste mie parole, io sono solo un’ombra e tu, Rossana, il sole, ma tu, lo so, non ridi, dolcissima signora ed io non mi nascondo sotto la tua dimora perché oramai lo sento, non ho sofferto invano, se mi ami come sono, per sempre tuo, per sempre tuo, per sempre tuo... Cirano.
E' vero che dalle finestre
non riusciamo a vedere la luce
perchè la notte vince sempre sul giorno
e la notte sangue non ne produce.
E' vero che la nostra aria
diventa sempre più ragazzina
e si fa correre dietro lungo
strade senza uscita.
E' vero che non riusciamo
a parlare
e che parliamo
sempre troppo.
E' vero, sputiamo per terra
quando vediamo passare un gobbo, un tredici
o un ubriaco.
O quando non vogliamo incrinare il meraviglioso equilibrio
di un'obesità senza fine di una felicità senza peso.
E' vero che non vogliamo pagare
la colpa di non avere colpe e che
preferiamo morire
piuttosto che abbassare la faccia;
è vero, cerchiamo l'amore sempre
nelle braccia sbagliate.
E' vero che non vogliamo cambiare
il nostro inverno in estate,
è vero che i poeti ci fanno paura.
Perchè i poeti accarezzano troppo le gobbe,
amano l'odore delle armi, odiano la fine della giornata.
Perchè i poeti aprano sempre la loro finestra
anche se noi diciamo che è una finestra sbagliata.
E' vero che non ci capiamo,
che non parliamo mai in due la stessa lingua.
E abbiamo paura del buio e anche della luce,
è vero che abbiamo tanto da fare che
non facciamo mai niente.
E' vero che spesso la strada sembra un inferno, una voce
in cui non riusciamo a stare insieme,
dove non riconosciamo mai i nostri fratelli.
E' vero che beviamo il sangue dei nostri padri
e odiamo tutte le nostre donne
e tutti i nostri amici.
Ma ho visto anche degli zingari felici
corrersi dietro, far l'amore
e rotolarsi per terra.
Ho visto anche degli zingari felici
in piazza Maggiore a ubriacarsi di luna,
di vendetta e di guerra.
Ma ho visto anche degli zingari felici
corrersi dietro, far l'amore
e rotolarsi per terra.
Ho visto anche degli zingari felici
in piazza Maggiore a ubriacarsi di luna,
di vendetta e di guerra.
Siamo noi a far ricca la terra
noi che sopportiamo
la malattia del sonno e la malaria
noi mandiamo al raccolto cotone, riso e grano,
e noi piantiamo il mais
su tutto l'altopiano.
Noi penetriamo foreste, coltiviamo savane,
le nostre braccia arrivano
ogni giorno più lontane.
Da noi vengono i tesori alla terra carpiti
con che poi tutti gli altri
restano favoriti.
E siamo noi, noi a far bella la luna
con la nostra vita
coperta di stracci e di sassi di vetro.
Quella vita che gli altri ci respingono indietro
come un insulto, come un ragno nella stanza.
Ma riprendiamola un mano, riprendiamola intera,
riprendiamoci la vita, la terra, la luna
e l'abbondanza.
E' vero che non ci capiamo
che non parliamo mai
in due la stessa lingua,
e abbiamo paura del buio e anche della luce, è vero
che abbiamo tanto da fare
e che non facciamo mai niente.
E' vero che spesso la strada ci sembra un inferno
o una voce in cui non riusciamo a stare insieme,
dove non riconosciamo mai i nostri fratelli.
E' vero che beviamo il sangue dei nostri padri,
che odiamo tutte le nostre donne
e tutti i nostri amici.
Ma ho visto anche degli zingari felici
corrersi dietro, far l'amore
e rotolarsi per terra.
Ho visto anche degli zingari felici
in piazza Maggiore a ubriacarsi di luna,
di vendetta e di guerra.
Ma ho visto anche degli zingari felici
corrersi dietro, far l'amore
e rotolarsi per terra.
Ho visto anche degli zingari felici
in piazza Maggiore a ubriacarsi di luna,
di vendetta e di guerra.
Ho una gran voglia di scrivere libri per bambini. Qualcuno ha qualche consiglio?
Fra l'altro, volevo scrivere un libro a mia sorella per il compleanno, ma non credo ci sarà tempo purtroppo. Fa gli anni a luglio (e io nel frattempo ho gli esami e il viaggio nei Balcani).
Stappi la penna e cominci ad accarezzare la carta, i pensieri come trapezisti sulle note nelle tue orecchie o nella tua testa, e pensi che anche tu, dentro, hai abbastanza sentimenti per un film.
Ripensi a te che scivoli sola nell’oscurità, le mani affondate nelle tasche del giubbotto, rosso. Le scarpe da ginnastica di propria iniziativa acquistano una circospezione vellutata come la notte in cui nuoti. E ad un tratto t’accorgi che sei proprio come quello che nei libri si chiama “passi felpati”, quell’espressione che non avevi mai capito, che pensavi esistesse solo nei libri, fino a quando non l’hai provata, nella notte, sola.
Raccogli un seme di sesamo dal letto, fai in modo che si appiccichi al tuo indice e poi lo prendi delicatamente con la lingua e lasci che il sapore si sprigioni da un seme così infinitesimale mentre lo spezzi con gli incisivi.
Guidi la penna lungo la tua pelle, disegnando arabeschi lenti, mappa non cosciente dell’ondeggiare dei tuoi pensieri. E tutto ad un tratto l’intero tuo corpo, anche il respiro che hai lì fra le labbra dischiuse, tutto il tuo corpo è in quel contatto fra la punta della penna e la pelle.
El. + earrings: so che hai una fenditura in capo El. + earrings: verticale am: sì, me la son fatta io am: per cambiare aria all'aria am: ma non ha funzionato El. + earrings: peccato El. + earrings: eppure sembri bravissimo a darti delle arie am: ma volevo darle all'esterno, non a me! El. + earrings: allora a che ti serve la fenditura in testa? am: per disinquinare l'esterno, diffondendo le arie del mio cervello El. + earrings: e le scorie del tuo cervello? am: ah quelle me le tengo, le amo tutte una per una e do loro pure i nomi El. + earrings: e racconti loro le storie? storie alle scorie? am: sì, ne ho buone scorte El. + earrings: alcune sono storte! (nel senso reggino) am: e altre? smorte? El. + earrings: no, morte. si sono sporte e sono cadute. am: se non cadevano invecchiavano e diventavano canute El. + earrings: però purtroppo non potevano canere invece di cadere. a meno che non fossero canore. am: beh, a volte per il calore veniva loro un malore El. + earrings: e al loro molare cambiava colore: una carie delle scorie! am: il gioco scorre eh? più che se fossimo a carte
E per oggi, la poesia "In three days" di Robert Browning.
I.
SO, I shall see her in three days
And just one night, but nights are short,
Then two long hours, and that is morn.
See how I come, unchanged, unworn—
Feel, where my life broke off from thine,
How fresh the splinters keep and fine,—
Only a touch and we combine!
II.
Too long, this time of year, the days!
But nights—at least the nights are short.
As night shows where her one moon is,
A hand’s-breadth of pure light and bliss,
So life’s night gives my lady birth
And my eyes hold her! What is worth
The rest of heaven, the rest of earth?
III.
O loaded curls, release your store
Of warmth and scent, as once before
The tingling hair did, lights and darks
Out-breaking into fairy sparks,
When under curl and curl I pried
After the warmth and scent inside,
Thro’ lights and darks how manifold—
The dark inspired, the light controlled!
As early Art embrowned the gold.
IV.
What great fear—should one say, “Three days
That change the world might change as well
Your fortune; and if joy delays,
Be happy that no worse befell!”
What small fear—if another says,
“Three days and one short night beside
May throw no shadow on your ways;
But years must teem with change untried,
With chance not easily defied,
With an end somewhere undescried.”
No fear!—or if a fear be born
This minute, it dies out in scorn.
Fear? I shall see her in three days
And one night, now the nights are short,
Then just two hours, and that is morn.
Tre giorni di festa per celebrare il terzo compleanno di questo blog! Tema della celebrazione? Ovviamente, il numero tre.
A cominciare, godetevi "Corpo-senza-l'anima", la terza storia delle Fiabe italiane - il libro su cui ho imparato a leggere (a tre anni? Non proprio, ma possiamo far finta!).
Corpo-senza-l'anima
C'era una volta una vedova con un figlio che si chiamava Giuanin. A tredici anni voleva andarsene per il mondo a far fortuna. Gli disse sua madre: - Cosa vuoi andare a fare per il mondo? Non vedi che sei ancora piccolo? Quando sarai capace di buttar giù quel pino che è dietro casa nostra con un colpo di piede, allora partirai.
Da quel giorno, tutte le mattine, appena alzato, Giuanin prendeva la rincorsa e saltava a piè pari contro il tronco del pino. Il pino non si spostava e lui cadeva in terra lungo disteso. Si rialzava, si scrollava la terra di dosso, e si ritirava nel suo cantuccio.
Finalmente un bel mattino saltò contro l'albero con tutte le sue forze e l'albero s'inchinò, s'inchinò, le radici uscirono dalla terra e s'abbattè sradicato. Giuanin corse da sua madre, che venne a vedere, controllò ben bene, e disse: - Ora, figlio mio, tu puoi andare dove vuoi -. Giuanin la salutò e si mise in marcia.
Dopo giorni e giorni di cammino arrivò a una città. Il Re di quella città aveva un cavallo che si chiamava Rondello, che nessuno era capace di cavalcare. Tutti quelli che ci provavano, nel primo momento pareva che ci riuscissero, poi li buttava tutti giù. Giuanin stette un po' lì a vedere, e s'accorse che il cavallo si metteva paura della sua ombra. Allora s'offerse lui, di domare Rondello. Gli andò vicino nella stalla, lo chiamò, lo carezzò, poi tutt'a un tratto gli saltò in sella e lo portò fuori tenendongli il muso contro il sole. Il cavallo non vedeva l'ombra e non si spaventava: Giuanin lo strinse coi ginocchi, tirò la briglia e partì al galoppo. Dopo un quarto d'ora era domato, ubbidiente come un agnellino; ma non si lasciava montare da nessun altro che da Giuanin.
Da quel giorno il Re prese Giuanin a suo servizio, e gli voleva tanto bene che gli altri servitori cominciarono a rodersi d'invidia. E si misero a pensare come potevano sbarazzarsi di lui.
Bisogna sapere che quel Re aveva una figlia, e che questa figlia anni prima era stata rapita dal Mago Corpo-senza-l'anima e nessuno ne sapeva più niente. I servitori andarono a dire al Re che Giuanin s'era vantato pubblicamente d'andarla a liberare. Il Re lo mandò a chiamare; Giuanin cascava dalle nuvole e gli disse che non ne sapeva niente. Ma il Re che al solo pensiero che si volesse scherzare su quell'argomento perdeva il lume degli occhi, gli disse: -O me la liberi, o ti faccio tagliare la testa!
Giuanin, visto che non c'era modo di fargli intendere ragione, si fece dare una spada arrugginita che tenevano appesa al muro, sellò Rondello e partì. Traversando un bosco, vide un leone che gli fece segno di fermarsi. Giuanin aveva un po' paura del leone, ma gli rincresceva di fuggire, così scese di sella e gli domandò cosa voleva.
-Giuanin- disse il leone, -vedi che siamo qui in quattro? Io, un cane, un'aquila e una formica: abbiamo questo asino morto da spartirci, tu hai la spada, fai le parti e assegnane una a ciascuno!- Giuanin tagliò la testa dell'asino e la diede alla formica: -Tieni: questa ti servirà da tana e dentro troverai da mangiare finché vorrai-. Poi tagliò le zampe e le diede al cane: -Qui tu hai da rosicchiare finché vuoi!-. Tagliò fuori le budella e le diede all'aquila: -Questo è cibo per te, e puoi anche portartelo in cima agli alberi dove ti poserai!-. Tutto il resto lo diede al leone, che era il più grosso dei quattro e gli spettava. Risalì a cavallo e stava già per ripartire quando si sentì chiamare. "Ahi,- pensò, -non avrò fatto le parti giuste!". Ma il leone gli disse: -Sei stato un buon giudice e ci hai servito bene. Cosa possiamo darti in segno di riconoscenza? Ecco una delle mie grinfie; quando te la metterai diventerai il leone più feroce che ci sia al mondo-. E il cane: -Ecco uno dei miei baffi, quando lo metterai sotto il naso diventerai il cane più veloce che si sia mai visto-. E l'aquila: -Ecco una penna delle mie ali; potrai diventare l'aquila più grande e forte che voli nel cielo-. E la formica: -E io, io ti do una delle mie gambine, e quando tu te la metterai diventerai una formichina, ma così piccina, così piccina, che non si potrà vederla neanche con la lente.
Giuanin prese tutti i regali, disse grazie ai quattro animali, e partì. Alle virtù di quei regali non sapeva ancora se crederci o non crederci, perché poteva darsi che l'avessero preso in giro. Ma appena fu lontano dalla loro vista si fermò, e fece la prova. Diventò leone cane aquila formica e poi formica aquila cane leone e poi aquila formica leone cane e poi cane formica leone aquila e fu sicuro che funzionavano bene. Tutto contento riprese il cammino.
Finito un bosco c'era un lago e sul lago un castello. Era il castello del Mago Corpo-senza-l'anima. Giuanin si trasformò in aquiala e volò fino al davanzale di una finestra chiusa. Poi si trasformò in formica e penetrò nella stanza attraverso una fessura. Era una bella camera e sotto un baldacchino dormiva la figlia del Re. Giuanin, sempre formica, andò a passeggiarle su una guancia finché si risvegliò. Allora Giuanin si tolse la zampina di formica e la figlia del Re si vide tutt'a un tratto un bel giovane vicino.
-Non aver paura!- egli disse facendole cenno di tacere, -sono venuto a liberarti! Bisogna che ti fai dire dal Mago come si fa per ammazzarlo.
Quando il Mago tornò, Giuanin ridiventò formica. La figlia del Re accolse il Mago con mille moine, lo fece sedere ai suoi piedi, gli fece posare la testa sulle sue ginocchia. E prese a dirgli: -Mago mio caro, io so che tu sei un corpo senza l'anima e quindi non puoi morire. Ma ho sempre paura che si scopra dove hai l'anima e ti si riesca a uccidere, così sto in pena.
Allora il Mago le risposte: -A te posso dirlo, tanto tu stai chiusa qui dentro e non mi puoi tradire. Per uccidermi ci vorrebbe un leone tanto forte da ammazzare il leone nero che è nel bosco; ucciso il leone, dalla sua pancia uscirà un cane nero così veloce che, per raggiungerlo, ci vorrebbe il cane più veloce del mondo. Ucciso il cane nero, dal suo ventre uscirà un'aquila nera che non so quale aquila oserebbe sfidarla. Ma se anche l'aquila nera fosse uccisa, bisognerebbe portarle via dal ventre un uovo nero, e questo uovo rompermelo sulla fronte, perché la mia anima voli via e io resti morto. Ti pare facile? Ti pare il caso di stare in pena?
Giuanin con le sue orecchiuzze da formichina stava a sentire tutto, e coi suoi passettini uscì dalla fessura e tornò sul davanzale. Lì si cambiò di nuovo in aquila e volò nel bosco. Nel bosco si cambiò in leone e prese a girare tra le piante finché non trovò il leone nero, Il leone nero gli s'avventò ma Giuanin era il leone più forte del mondo e lo sbranò. (Nel castello, il Mago si sentì girar la testa). Aperta la pancia del leone, ne saltò fuori un cane nero velocissimo, ma Giuanin diventò il cane più veloce del mondo e lo raggiunse e rotolarono insieme mordendosi finché il cane nero restò a terra morto. (Nel castello il Mago si dovette mettere a letto). Aperta la pancia al cane ne volò via un'aquila nera, ma Giuanin diventò l'aquila più grande del mondo e insieme presero a girare per il cielo lanciandosi beccate e colpi d'artiglio, finché l'aquila nera non chiuse le ali e cadde a terra. (Nel castello, il Mago aveva una febbre da cavallo e stava rannicchiato sotto le coperte).
Giuanin, tornato uomo, aperse la pancia all'aquila e vi ritrovò l'uovo nero. Andò al castello e lo diede alla figlia del Re, tutta contenta.
-Ma come hai fatto?- gli disse lei.
-Roba da niente,- disse Giuanin, -adesso tocca a te.
La figlia del Re andò in camera dal Mago. -Come stai?
-Ahi, povero me, qualcuno m'ha tradito...
-T'ho portato una tazza di brodo. Bevi.
Il Mago si rizzò a sedere sul letto e si chinò per bere il brodo.
-Aspetta che ci rompo un uovo dentro, così è più sostanzioso- e così dicendo la figlia del Re gli ruppe l'uovo nero sulla fronte. Il Mago Corpo-senza-l'anima restò lì morto sul colpo.
Giuanin ricondusse dal Re sua figlia, tutti felici e contenti e il Re gliela diede subito in sposa.
Non c'è niente di più bello, mentre l'ultimo sabato prima di Natale si sta sgomitando per il centro con le amiche, che incontrare, per puro caso, i colleghi bloggher (vi piace colleghi, eh?) Josué e Vinz - sì, ok, son sempre quelli, ma che volete, Pordenone è piccola.
Fa ridere incontrare Josué perché gli si ha parlato al telefono poco prima. Fa ridere vederlo arrivare manintasca, chiacchierando con Mauricio (che non ha un blog), fa ridere perché io li ho già visti e lui invece non si è accorto di me. Fa ridere perché ho voglia di ridere, allora dico cose stupide e parlo a raffica - ma tanto ho scoperto che anche Josué, in spagnolo, parla a raffica.
Incontrare Vinz è sempre per caso. "Ele!" sento chiamare; quasi non mi giro, sicura che non sia per me: le mie due migliori amiche sono al mio fianco, altri amici non si sgolerebbero, ma si limiterebbero a dirmi di avermi visto in centro sabato, all'incontro successivo. Vinz si sgola, invece. Lo individuo nella folla, faccio per raggiungerlo, la fiumana della gente scorre dietro, davanti, a sinistra, a destra, dovunque c'è gente e dall'altra parte della gente c'è Vinz. Stavo quasi per farmi portare via dalla corrente dicendo solo "Oh, ciao!" ma Vinz (come sempre!) ha un sorrisone e allora mi dico che alla gente posso anche pestare i piedi. E così chiacchiero anche con Vinz, per caso.
Breve riflessione sulla blogosfera tutta - o forse su splinder in particolare
Oggi è capitato che lasciassi la home di splinder aperta per parecchio tempo. Il mio profilo credo abbia ricevuto più visite oggi che nel resto della sua esistenza (a proposito, fra poco L's pseudo-unromantic egolution compie tre anni, suggerimenti su come festeggiare?).
Non so cosa abbia spinto queste persone a visitarmi, ma ho deciso di visitare tutti i loro blog. E di metterne i link qui. Era da tanto che non scoprivo blog nuovi.
ASTRONOMERS ARE OKAY! - Tutto quello che ho imparato durante il mio weekend a Cambridge.
~ C'è una testa di cavallo sotto la cintura di Orione. È un ammasso di materia oscura che si può vedere contro lo sfondo rosso dei gas emessi dalla stella vicina (una delle tre che compongono la cintura di Orione).
~ Il tequila non si dovrebbe bere a shot. E non si dovrebbe leccare il sale dalla mano (o dal collo di qualcun'altro!): è un modo di fare inventato per ubriacare in fretta i gringos. Si dovrebbe bere sorso a sorso e poi mangiare il limone o il lime col sale.
~ Quando la luna ha un piccolo arcobaleno attorno è perché c'è del ghiaccio nell'atmosfera che fa da prisma per la luce. Per questo si vede generalmente nelle notti fredde.
Per un'immagine scarsa,
googla "moon halo".
Ma giuro che ne ho visti
di molto più belli.
~ In Messico, se vedi una ragazza che ti piace vai da lei, ti presenti e la inviti a bere un caffé, così dal niente.
~ Le parti del cielo che sembrano vuote non sono vuote per niente, e se le fotografi con il telescopio di Hubble lasciando l'obbiettivo aperto per una settimana ottieni questo:
~ Se sei uno studente di master o dottorato a Cambridge e hai più di 24 anni, devi portare la toga lunga con manica lunga.
~ Il tramonto è rosso perché è il momento in cui il sole è più lontano dalla terra, e la luce che riflette l'atmosfera viene rifratta più del solito. La luce di lunghezza d'onda più corta (blu, viola) viene rifratta più facilmente dalle molecole contenute nell'aria quindi rimangono solo i rossi/rosa/arancio.
~ Il mole poblano è buonissimo!
~ Il cielo continua a spostarsi da quando lo zodiaco è stato inventato, quindi ai giorni nostri il sole potrebbe non essere dove previsto dai calcoli dello zodiaco. Questo vuol dire che uno potrebbe essere di un segno zodiacale diverso da quello che ha sempre pensato di essere! Io per esempio sono stata convinta per 19 anni di essere Ariete, invece sono Pesci. Adesso sono autorizzata ad essere grassa come una balena, quindi evviva quanto sopra (guacamole, e enchiladas con mole)!
~ Fernando Delgadillo è un altro bravo cantautore messicano.
~ Le stelle cadenti non sono solo il 10 agosto. Ce ne sono in molti periodi dell'anno, quando io ero lì erano le Leonide, infatti ne ho vista una.